Mi faccio forza leggendo queste testimonianze.
Mi ispirano.
Mi chiamo Alexia, ho 16 anni. Da 2 anni sono anoressica.
Non capisco come possa essere accaduto, come possa essermi ammalata.
Forse non mi piaceva il mio aspetto fisico, ma penso che la causa sia da ricercare altrove. A dire il vero, adesso
neanche mi interessa. La mia vita è un inferno, pero’ - lo so che è assurdo - mi piace.
Non ho la minima idea di quello che significa poter vivere “normalmente”. Il solo pensiero mi spaventa terribilmente.
Sono iscritta al terzo anno di Liceo Scientifico e continuo a studiare come un’ossessa.
Non peso neanche 32 Kg., a stento mi reggo in piedi: non mangio nulla! Il cibo per me è come un veleno, qualcosa di
schifoso. Ho una paura folle di quello che potrebbe farmi il cibo....di sicuro mi farebbe ingrassare! Io sto bene così.
Quando mi guardo allo specchio mi dico: ”Beh, forse sei ancora un poco cicciottella, magari riesci a dimagrire ancora
un pochino....”.
Mi peso una volta alla settimana e, il giorno prima, cerco di mangiare pochissimo, sperando che l’ indomani la bilancia
segni almeno 100 grammi in meno rispetto alla settimana precedente. In genere, così facendo, perdo in media più di un
chilo ogni sette giorni.
Cosa mangio? Cosa NON mangio? Mangio pochissimo, praticamente nulla.
A colazione uno yogurt, a pranzo, dopo una giornata faticosissima trascorsa sui libri, un pacchetto di cracker, e a
cena? L’ora di cena è terribile perché sono costretta a mangiare con i miei genitori.
Mia madre cucina sempre qualcosa di gustoso, pregandomi: “Dai, Alexia, mangia! Ho cucinato tante cose buone per
te!”. Ed io: “No, non le mangio, piuttosto preparami delle verdure bollite!”.
Più della metà le lascio di proposito nel piatto, e, sadicamente, mi ritengo soddisfatta quando mia madre, notandolo,
mi dice: ”Ma come? Non hai mangiato nulla!”.
Durante il giorno faccio tantissime cose: pratico dello sport, frequento un corso di danza che mi impegna parecchie ore
la settimana, così anche quel poco cibo che riesco ad ingerire so dove va a finire!
Mi muovo in continuazione. E’ qualcosa più forte di me e, quando lo faccio, non me ne rendo neanche conto. Non
riesco a farne a meno. Non posso stare ferma un minuto. Spesso mi mancano le forze, e, nonostante questo, non
riesco a fermarmi.
Questa non è una “vita”, ma non capisco cosa potrei fare altrimenti. E’ ormai diventato impossibile pensare di mangiare
tranquillamente anche solo un pezzettino di pane e quando raramente, ma con fatica, ci riesco, mi vengono degli
enormi sensi di colpa e non tocco più cibo per un giorno intero!
Mi sento terribilmente in difetto per quello che sto facendo ai miei genitori: soffrono, sono disperati, tra di loro discutono
in continuazione, litigano, urlano e mi chiedono: ” Alexia, che cosa c’è? Che cosa succede?”. Io non capisco cosa mi
stia accadendo, non so cosa fare!
Le loro domande si fanno sempre più insistenti. Io cerco di rassicurarli, rispondendo che mi sento bene, che non c’è
nulla di cui preoccuparsi, ma capisco perfettamente che non è vero.
Io vorrei stare bene, guarire, ma da sola non ce la faccio!
Alla fine, disperati, papà e mamma mi costringono ad andare alla clinica San Raffaele di Milano, dove vengo seguita per
mezz’ora alla settimana da una psicologa che mi dice solamente: “Allora, tu devi mangiare due panini, la pasta, la
carne, devi fare le merende, bla, bla, bla......”.
Quando esco dalla seduta, mi ritrovo punto e a capo. Non è cambiato assolutamente nulla perché, in ogni caso, faccio
ancora di testa mia, con in più la soddisfazione di non seguire i consigli spassionati di quella lì che mi dice di fare
questo e quest’altro!
Non capisco che cosa si aspettino tutti da me! Alle volte i miei amici mi chiedono: ” Come stai?”. Mi dà molto fastidio,
ma... come cavolo faccio a dire loro che mi sento bene quando si vede lontano un miglio che sto’ malissimo?
Allo stesso tempo ho paura di confidarmi, di far capire loro che mi sento male, che sono malata, perché ho timore della
loro reazione: avranno paura, cercheranno di evitarmi, si allontaneranno da me!
Alle 13.00 esco da scuola e passeggio, da sola: un paio d’ore per evitare di tornare a casa per il pranzo.
Ore 15.00. Rientro. Mia madre mi chiede se ho pranzato ed io, pronta, le rispondo: “Si, certamente!” e le mostro gli
scontrini fiscali dei bar e dei caffè nei quali sono entrata per consumare una tazzina di the e nient’altro. A lei racconto,
ovviamente, che ho mangiato un panino con la mozzarella ed altro ancora. Io sono sempre stata una brava bambina, sono figlia unica e dai miei genitori ho sempre avuto tutto ciò che volevo e,
probabilmente, ho approfittato di questa condizione privilegiata! Sono sempre la loro bimba: protetta, coccolata e
vezzeggiata.
Alla mattina mi sveglio presto, alle 6.30.
Impiego parecchio tempo per uscire dal letto perché ho molto freddo, nonostante dorma con un pigiama molto pesante,
il piumone e lo scaldaletto. Entro in bagno, mi spoglio e mi lavo. Mi guardo allo specchio e non so neanch’io
esattamente quello che vedo. L’immagine riflessa è quella di un’altra persona, non è Alexia. Mi trucco pochissimo con
un fondotinta molto chiaro per non dare l’impressione di essere troppo sana, poi incomincio a saltellare per la stanza
con la scusa di scaldarmi un po’. Nel mio bagno c’è anche una stufetta elettrica, ma me ne guardo bene
dall’accenderla: anzi, apro anche la finestra e faccio entrare dell’aria fresca, con la speranza di consumare ancora
qualche caloria!
Arriva l’ora della colazione: mangio a fatica lo yogurt. Non mi piace molto, è acido, ma lo zucchero non lo metto
neanche morta!
Tutte le volte che mangio faccio il calcolo delle calorie. Perfino quando mastico la gomma!
Vado a piedi fino alla fermata dell’autobus. Poi immancabilmente opto per camminare fino a scuola.
Vi rimango per tutta la mattina e approfitto degli intervalli tra una lezione e l’altra per correre avanti e indietro per i
corridoi o per uscire un attimo a prendere una boccata di aria gelida.
Le giornate di sei ore sono un calvario e, quando mi sento allo stremo delle forze, quando proprio non ce la faccio più,
chiedo a mia madre di venire a prendermi.
Nel pomeriggio, a casa, spesso mi vengono delle crisi, mi metto a piangere disperatamente, urlo: mi sembra di
impazzire!
Cerco di studiare ma non capisco neppure quello che leggo. Non riesco a concentrarmi, non rendo nulla. Non posso e
non riesco ad andare avanti così! Alla fine del primo quadrimestre avevo una pagella fantastica, con voti altissimi: ero tra
le studentesse migliori della sezione.
Purtroppo adesso non ci sono più con la testa, non ragiono, non riesco a concentrarmi.
Non so quanto riuscirò ad andare avanti in questo modo. Il solo pensiero mi spaventa terribilmente, ma non voglio
lasciarmi morire cosi!
A volte cerco di uscire di casa, voglio distrarmi, cerco qualsiasi scusa per farmi accompagnare da mia madre a fare una
passeggiata e lei, naturalmente, non mi dice mai di no!
La sera è sempre la stessa domanda: ”Cosa prepariamo per cena?”
Rispondo di non preoccuparsi, che ci penserò, che mangerò qualcosa più tardi. Si arrabbiano, piangono e discutono tra
di loro credendo che io non li senta. Io però sto attenta a tutto quello che dicono! Ho la sensazione che stiano
complottando alle mie spalle.
Poi un po’ di verdure lesse o un pizzico di ricotta. Sono stanchissima, non mi reggo più in piedi, ma come impazzita
corro su e giù dalle scale. Porto avanti e indietro cose assurde. Lavo i piatti. Anche così qualche caloria se ne va.
Cerco di sdraiarmi: ogni secondo mi alzo per prendere o fare qualsiasi cosa mi venga in mente. Non riesco
assolutamente a stare ferma!
Verso le 23.00 vado a letto e cerco di dormire. La mia mente è affollata da mille pensieri.
Mi guardo, mi tocco e provo una piacevole sensazione :” Finalmente sono magra!” penso.
Io non ho mai apprezzato i complimenti. Odiavo chi mi diceva: ”Guarda che bel sedere che hai, che bel seno!
Finalmente stai diventando una signorina!”. Odio il mio sedere, il mio seno. E le cosce? Sono così grosse!
Non riesco neppure ad immaginarmi di avere un corpo da adulta. Così come sono ora tutti mi guardano, sono al centro
dell’attenzione. Se fossi normale passerei inosservata, in secondo piano e nessuno più si accorgerebbe di me.
Sarei una ragazza come tante altre. Più nulla di particolare, da guardare con curiosità!
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