NONSENSE.

Perfezione. Bellezza. Dismorfofobia. Lotta. Traguardi. E alla fine?
Solo lacrime.

Certe persone hanno la mente intrisa di stupidi stereotipi che la società ci impone, e ne sono consapevoli.
Io sono tra queste.
Eppure toglierseli dalla mente è ancora più difficile che imitarli.

venerdì 13 agosto 2010

Tutto come al solito.. i miei genitori se ne vanno e io mi abbuffo.. per poi vomitare tutto -.-''
Però oggi mi sono trattenuta un po', non ho mangiato l'impossibile come al solito.. anche se 2 panini al prosciutto, uno alla nutella, una bruschetta, biscotti, 3 uova fritte non sono esattamente poca roba.. (immaginate quanta roba mangio durante un'abbuffata normale) 
Per il resto tutto bene.. oggi ho mangiato davvero poco *-*


Colazione: nada
Spuntino: ahahah ma quale spuntino xD
Pranzo: 2 biscotti
Spuntino: nada
Cena: 2 prugne


Ho dovuto mangiare quei 2 biscotti del cavolo perchè altrimenti non avrei avuto la concentrazione per studiare.. senza carboidrati il mio cervello non funziona .__. (e già non funziona benissimo xD)


L'unica cosa che mi da un po' fastidio è che ho fatto solo 15 minuti di step -.-''
E i soliti 70 addominali.. devo riuscire a farne di più!

giovedì 12 agosto 2010

Bene sono aumentata di un chilo.. fantastico! Così imparo a mangiare il tonno all'una di notte -.-''
Ho meno di un mese per raggiungere i 50 chili ma se continuo ad abbuffarmi non otterrò niente >.<
Oggi però ho iniziato bene..


Colazione:  una sigaretta
Spuntino:  nada
Pranzo:  lo scopriremo subito xD dalla regia mi dicono: uno yogurt!
Spuntino:  thè
Cena:  


Poi ho camminato per 50 minuti, quindi un po' di calorie se ne sono andate.. e penso proprio che tra poco andrò a pattinare.. mentre oggi pomeriggio brucerò le calorie in un'altro modo u.u *sguardo intenditore* xD


Per motivarmi ancora di più ieri sera ho iniziato a guardare "Briciole", un film che parla di anoressia..
Dopo che ho passato mezz'ora a cercarlo in streaming ho finito per guardarlo su youtube u.u la ragazza del film faceva le foto alla bilancia, mentre si stava pesando, e poi le appendeva sullo specchio.. mmm cosa che mi sconfinfera non poco u.u peccato che sulle sue foto i chili erano 46, 43, 39.. non certo 58! ovviamente io non posso appenderle allo specchio.. o in qualsiasi altro posto visibile della camera, o mia madre finirebbe per farsi venire una crisi isterica..
Del resto io ho il mio raccoglitore di Ana e Mia, 39 pagine di testimonianze di ragazze, estrapolati di altri blog.. che potrei citare a menadito, tante sono le volte in cui li ho letti per darmi coraggio <3



mercoledì 11 agosto 2010

Nei momenti di maggiore sconforto, quando mi abbuffo, quando piango consapevole del fatto che tutto quello che ho mangiato l o ricaccerò fuori, quando sto per crollare.. 
Mi faccio forza leggendo queste testimonianze.
Mi ispirano.



Mi chiamo Alexia, ho 16 anni. Da 2 anni sono anoressica.
Non capisco come possa essere accaduto, come possa essermi ammalata.
Forse non mi piaceva il mio aspetto fisico, ma penso che la causa sia da ricercare altrove. A dire il vero, adesso 
neanche mi interessa. La mia vita è un inferno, pero’ - lo so che è assurdo - mi piace.

Non ho la minima idea di quello che significa poter vivere “normalmente”. Il solo pensiero mi spaventa terribilmente.
Sono iscritta al terzo anno di Liceo Scientifico e continuo a studiare come un’ossessa. 
Non peso neanche 32 Kg., a stento mi reggo in piedi: non mangio nulla! Il cibo per me è come un veleno, qualcosa di 
schifoso. Ho una paura folle di quello che potrebbe farmi il cibo....di sicuro mi farebbe ingrassare! Io sto bene così.
Quando mi guardo allo specchio mi dico: ”Beh, forse sei ancora un poco  cicciottella, magari riesci a dimagrire ancora 
un pochino....”.

Mi peso una volta alla settimana e, il giorno prima, cerco di mangiare pochissimo, sperando che l’ indomani la bilancia 
segni almeno 100 grammi in meno rispetto alla settimana precedente. In genere, così facendo, perdo in media più di un 
chilo ogni sette giorni.

Cosa mangio? Cosa NON mangio? Mangio pochissimo, praticamente nulla.
A colazione uno yogurt, a pranzo, dopo una giornata faticosissima trascorsa sui libri, un pacchetto di cracker, e a 
cena? L’ora di cena è terribile perché sono costretta a mangiare con i miei genitori.

Mia madre cucina sempre qualcosa di gustoso, pregandomi: “Dai, Alexia, mangia! Ho cucinato tante cose buone per 
te!”. Ed io: “No, non le mangio, piuttosto preparami delle verdure bollite!”.

Più della metà le lascio di proposito nel piatto, e, sadicamente, mi ritengo soddisfatta quando mia madre, notandolo, 
mi dice: ”Ma come? Non hai mangiato nulla!”.

Durante il giorno faccio tantissime cose: pratico dello sport, frequento un corso di danza che mi impegna parecchie ore 
la settimana, così anche quel poco cibo che riesco ad ingerire so dove va a finire! 
Mi muovo in continuazione. E’ qualcosa più forte di me e, quando lo faccio, non me ne rendo neanche conto. Non 
riesco a farne a meno. Non posso stare ferma un minuto. Spesso mi mancano le forze, e, nonostante questo, non 
riesco a fermarmi.

Questa non è una “vita”, ma non capisco cosa potrei fare altrimenti. E’ ormai diventato impossibile pensare di mangiare 
tranquillamente anche solo un pezzettino di pane e quando raramente, ma con fatica, ci riesco, mi vengono degli 
enormi sensi di colpa e non tocco più cibo per un giorno intero!

Mi sento terribilmente in difetto per quello che sto facendo ai miei genitori: soffrono, sono disperati, tra di loro discutono
in continuazione, litigano, urlano e mi chiedono: ” Alexia, che cosa c’è? Che cosa succede?”. Io non capisco cosa mi
stia accadendo, non so cosa fare!
Le loro domande si fanno sempre più insistenti. Io cerco di rassicurarli, rispondendo che mi sento bene, che non c’è
nulla di cui preoccuparsi, ma capisco perfettamente che non è vero.
Io vorrei stare bene, guarire, ma da sola non ce la faccio!
Alla fine, disperati, papà e mamma mi costringono ad andare alla clinica San Raffaele di Milano, dove vengo seguita per
mezz’ora alla settimana da una psicologa che mi dice solamente: “Allora, tu devi mangiare due panini, la pasta, la
carne, devi fare le merende, bla, bla, bla......”.
Quando esco dalla seduta, mi ritrovo punto e a capo. Non è cambiato assolutamente nulla perché, in ogni caso, faccio
ancora di testa mia, con in più la soddisfazione di non seguire i consigli spassionati di quella lì che mi dice di fare
questo e quest’altro!
Non capisco che cosa si aspettino tutti da me! Alle volte i miei amici mi chiedono: ” Come stai?”. Mi dà molto fastidio,
ma... come cavolo faccio a dire loro che mi sento bene quando si vede lontano un miglio che sto’ malissimo?
Allo stesso tempo ho paura di confidarmi, di far capire loro che mi sento male, che sono malata, perché ho timore della
loro reazione: avranno paura, cercheranno di evitarmi, si allontaneranno da me!
Alle 13.00 esco da scuola e passeggio, da sola: un paio d’ore per evitare di tornare a casa per il pranzo.
Ore 15.00. Rientro. Mia madre mi chiede se ho pranzato ed io, pronta, le rispondo: “Si, certamente!” e le mostro gli
scontrini fiscali dei bar e dei caffè nei quali sono entrata per consumare una tazzina di the e nient’altro. A lei racconto,
ovviamente, che ho mangiato un panino con la mozzarella ed altro ancora. Io sono sempre stata una brava bambina, sono figlia unica e dai miei genitori ho sempre avuto tutto ciò che volevo e,
probabilmente, ho approfittato di questa condizione privilegiata! Sono sempre la loro bimba: protetta, coccolata e
vezzeggiata.
Alla mattina mi sveglio presto, alle 6.30.
Impiego parecchio tempo per uscire dal letto perché ho molto freddo, nonostante dorma con un pigiama molto pesante,
il piumone e lo scaldaletto. Entro in bagno, mi spoglio e mi lavo. Mi guardo allo specchio e non so neanch’io
esattamente quello che vedo. L’immagine riflessa è quella di un’altra persona, non è Alexia. Mi trucco pochissimo con
un fondotinta molto chiaro per non dare l’impressione di essere troppo sana, poi incomincio a saltellare per la stanza
con la scusa di scaldarmi un po’. Nel mio bagno c’è anche una stufetta elettrica, ma me ne guardo bene
dall’accenderla: anzi, apro anche la finestra e faccio entrare dell’aria fresca, con la speranza di consumare ancora
qualche caloria!
Arriva l’ora della colazione: mangio a fatica lo yogurt. Non mi piace molto, è acido, ma lo zucchero non lo metto
neanche morta!
Tutte le volte che mangio faccio il calcolo delle calorie. Perfino quando mastico la gomma!
Vado a piedi fino alla fermata dell’autobus. Poi immancabilmente opto per camminare fino a scuola.
Vi rimango per tutta la mattina e approfitto degli intervalli tra una lezione e l’altra per correre avanti e indietro per i
corridoi o per uscire un attimo a prendere una boccata di aria gelida.
Le giornate di sei ore sono un calvario e, quando mi sento allo stremo delle forze, quando proprio non ce la faccio più,
chiedo a mia madre di venire a prendermi.
Nel pomeriggio, a casa, spesso mi vengono delle crisi, mi metto a piangere disperatamente, urlo: mi sembra di
impazzire!
Cerco di studiare ma non capisco neppure quello che leggo. Non riesco a concentrarmi, non rendo nulla. Non posso e
non riesco ad andare avanti così! Alla fine del primo quadrimestre avevo una pagella fantastica, con voti altissimi: ero tra
le studentesse migliori della sezione.
Purtroppo adesso non ci sono più con la testa, non ragiono, non riesco a concentrarmi.
Non so quanto riuscirò ad andare avanti in questo modo. Il solo pensiero mi spaventa terribilmente, ma non voglio
lasciarmi morire cosi!
A volte cerco di uscire di casa, voglio distrarmi, cerco qualsiasi scusa per farmi accompagnare da mia madre a fare una
passeggiata e lei, naturalmente, non mi dice mai di no!
La sera è sempre la stessa domanda: ”Cosa prepariamo per cena?
Rispondo di non preoccuparsi, che ci penserò, che mangerò qualcosa più tardi. Si arrabbiano, piangono e discutono tra
di loro credendo che io non li senta. Io però sto attenta a tutto quello che dicono! Ho la sensazione che stiano
complottando alle mie spalle.
Poi un po’ di verdure lesse o un pizzico di ricotta. Sono stanchissima, non mi reggo più in piedi, ma come impazzita
corro su e giù dalle scale. Porto avanti e indietro cose assurde. Lavo i piatti. Anche così qualche caloria se ne va.
Cerco di sdraiarmi: ogni secondo mi alzo per prendere o fare qualsiasi cosa mi venga in mente. Non riesco
assolutamente a stare ferma!
Verso le 23.00 vado a letto e cerco di dormire. La mia mente è affollata da mille pensieri.
Mi guardo, mi tocco e provo una piacevole sensazione :” Finalmente sono magra!” penso.
Io non ho mai apprezzato i complimenti. Odiavo chi mi diceva: ”Guarda che bel sedere che hai, che bel seno!
Finalmente stai diventando una signorina!”. Odio il mio sedere, il mio seno. E le cosce? Sono così grosse!
Non riesco neppure ad immaginarmi di avere un corpo da adulta. Così come sono ora tutti mi guardano, sono al centro
dell’attenzione. Se fossi normale passerei inosservata, in secondo piano e nessuno più si accorgerebbe di me.
Sarei una ragazza come tante altre. Più nulla di particolare, da guardare con curiosità!

ISPIRAZIONE


Voglia di assomigliare a lei.. o di essere lei?

L'inizio. Della fine?

Scrivere è sempre stato il mio sfogo, per tutto. Giornate no, litigi con i genitori, brutti voti a scuola.. perciò è stato normale iniziare a scrivere a proposito del baratro verso cui sprofondo di giorno in giorno.

Guardo le foto di quando ero piccola. Sono sempre stata piuttosto cicciottella, non c'è dubbio. Non è esattamente un faccino minuto quello che vedo nelle foto, incorniciato da folti capelli chiari, con una pelle liscissima, senza traccia di imperfezioni. L'unica cosa di quel viso che ritrovo tuttora in me sono gli occhi azzurri. Spesso capita che i miei parenti mi dicano "Com'eri bella in questa foto!" magari indicando quella che trovo più orripilante di tutte. Tralasciando gli occhi che il flash ha reso rossi come quelli di un coniglio albino e i capelli biondi e mossi che ora trovo osceni, la cosa che mi sconvolge di più è quel viso pieno, con la pelle di un assurdo color aranciato e due ombre cupe sotto gli occhi. Dicono che i genitori siano sempre di parte.. non ne sono completamente sicura. I complimenti fatti da mia madre posso contarli sulle dita. Solo quando indosso un vestito che trovo davvero tremendo mia madre mi dice che sto bene. "Perchè non metti il maglione bianco che ti ha regalato la zia?" Ora vorrei chiedere a tutti quelli che conosco quante volte mi hanno vista con indosso un maglione bianco negli ultimo cinque anni. Di mia madre ricordo soprattutto le osservazioni sui miei capelli, quando ancora li avevo biondi, riguardo al fatto che portavo la riga in mezzo. D'accordo, ora li trovo orribili anche io, ma a quel tempo pensavo che tenendoli così si notasse di meno il mio viso rotondo. Credo che in 19 anni soltanto una volta, guardandomi, mi si sarebbe potuto attribuire l'aggettivo "magra". Se non sbaglio questo periodo va dai quattro agli otto anni, lì si che ero magra. All'asilo non mangiavo quasi niente, non mi piaceva quello che la mensa ci propinava. Le porzioni per me erano sempre troppo grandi o avevano qualcosa che non andava bene. Ricordo ancora gli odori dei cibi della mensa. Il riso non lo mangiavo perchè non era come quello che mi cucinava mia nonna, la carne non mi andava a genio, dicevo che il pesce era difficile da masticare, che le carote al vapore erano dolciastre, che ero allergica al formaggio e ai fagiolini. Ho passato due anni d'asilo mangiando solo prosciutto, polpette, patate. La frutta quasi sempre riuscivo a farla sparire, così come il pane. Perciò in mensa non mangiavo praticamente niente, ma non mi spiego come potessi essere così magra quando al pomeriggio, per merenda, mangiassi ogni tipo di "pasticci". Mia nonna aveva, e ha tuttora, due mobiletti pieni di ogni sorta di cibo e io di solito sceglievo tre o quattro cose, patatine, biscotti, gelati, brioches e me le mangiavo tutte. Forse tutto quel cibo lo bruciavo giocando e correndo. In oltre andavo regolarmente in piscina. Credo di aver mantenuto queste abitudini fino alla quinta elementare, al massimo fino in prima media, ma il mio corpo non è rimasto sempre uguale. Nonostante durante le elementari pranzassi da mia nonna, mantenni l'abitudine di mangiare quantità industriali di cibo per merenda e fu durante il terzo anno che cominciai ad ingrassare. Ho un vago ricordo di quel periodo, in cui mi resi effettivamente conto del mio aumento di peso. Un giorno ero corsa da mio padre che stava dormendo e, in preda al panico, l'avevo svegliato dicendogli "Papà ho la pancia gonfia". Il primo filino di grasso che si depositava sul mio ventre. Non ricordo cosa mi disse lui, ma smisi di preoccuparmi di questo fatto per un po' di tempo, finché un giorno, mentre parlavo con mio zio, mia madre si intromise e disse "Guarda com'è ingrassata". Una secchiata di acqua fredda addosso. Era la prima volta che sentivo una frase simile nei miei confronti. Forse notando la mia espressione mio zio aveva risposto "Ma no dai.. tu cerca solo di mangiare meno merendine" Un tipico esempio di differenza di tatto. Quello fu il primo episodio che alimentò il mio conflitto con il cibo. Dopo il pranzo, pranzo che non terminavo quasi mai, ero solita prendere qualche dolcetto e andare a mangiarlo in camera, mentre guardavo la televisione. I miei nonni non mi facevano mancare mai niente; tornata a casa da scuola trovavo sulla tavola, oltre al pranzo vero e proprio, fette di torta, pasticcini, gelati, patatine. Tutte cose che mangiavo con gusto...

TO BE CONTINUED..
(Costretta ad interrompere a causa dei compiti di matematica -.-'')